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Kopi Luwak e olio di Argan

Quando sedete comodamente avvolti dalla vostra poltrona preferita, sorseggiando una tazza di Kopi Luwak, non vi è mai venuto in mente questo accostamento?

Non che le due cose abbiano da essere consumate assieme, nè in sequenza, è solo un’associazione di idee, che sicuramente vi ha già fatto riflettere sulle mirabilie dell’ingegno umano.

Il Kopi Luwak, indubbiamente il miglior caffè al mondo,  viene infatti prodotto senza la faticosa raccolta delle bacche comprese di frutti, che dovrebbero quindi essere asportati, per permettere la tostatura dei chicchi.

Gran parte del lavoro è infatti eseguito da solerti ed affamati Paradoxurus hermaphroditus, ovvero zibetti delle palme comuni.

Questi simpatici mammiferi mangiano e digeriscono le bacche di caffè, corrodendo parzialmente il chicco con i loro succhi gastrici.Il tutto passa poi per il tratto intestinale, conferendo al chicco il suo unico e inconfondibile aroma.

Essendo abitudinari di carattere, è dunque poi facile raccogliere il frutto di questa lavorazione nei loro luoghi di deiezione.

Ora il prezioso chicco è pronto per una leggera tostatura, e diviene ciò che l’attore John Cleese ha definito brillantemente: “un caffè terroso, marcio, leggero, sciropposo, sostanzioso e con sottotoni di giungla e cioccolato.

A proposito di attori, anche Jack Nicholson non può che esaltare le qualità del Kopi Luwak in questa celebre sequenza:

Cosa c’entra tutto questo con l’olio di Argan?

Probabilmente quello che avete a casa per cucinare la Tajine, o per massaggiarvi le stanche membra, comperato l’ultima volta che siete passati per Essaouira, non sarà stato prodotto secondo l’antica procedura, ma pare ci siano ancora piccoli paesi dove viene onorata la tradizione.

Questa vuole infatti, che i frutti di Argan, situati su spinosissimi alberi, vengano mangiati dalle capre al pascolo, che ne sono ghiotte.

Per arrivarci, si arrampicano pure sulle ostiche piante, come ho cercato di documentare in questa foto.

La procedura è poi la stessa del Kopi Luwak. La parte commestibile del frutto spetta alle capre, il seme, bell’e che pulito, pronto per l’estrazione del salubre olio, basta raccattarlo dietro alle stesse.

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Royaume du Maroc

Ebbene si! In Marocco si mangia bene!

In una settimana non ho potuto vedere moltissimo, ma a Tafraoute ho mangiato una Tajine eccezionale, di agnello con fichi, datteri, mandorle, ecc…Ecco due foto di Tafraoute:

Poi sono andato a Ouled Berhil, dove ho dormito e mangiato in una antica residenza di un Pascià. Ecco la sala da pranzo:

…e il giardino, pieno di pavoni:

Poi ho preso la strada del Tiz’n Test, un passo a 2200 metri:

Per poi arrivare finalmente a Marrakech!!!

Dove dopo essermi lavato nel bagno del Riad Eden…

Ecco il patio del Riad:

…sono andato a mangiare in piazza Jameel el fna:

Non so se lo sapete, ma a Marrakech è pieno di cicogne:

poi prima di lasciare la città mi sono concesso una “porcata”, un insalata di astice:

…giusto per prepararmi all’ultima tappa: Essaouira.

La spiaggia…non molto frequentata…

Qui il Riad era così:

Il bagno:

Il letto:

Essendoci un sacco di pescatori, si mangia ovviamente pesce:

bei granchi:

…e grasse murene:

…e adesso sono a Zurigo e nevica che dio la manda… mondo bastardo!

Elezioni…provinciali….

Il 26 Ottobre si vota in Trentino Alto Adige, la provincia è pure disposta a sborsare 282 € per farmi tornare al paesello in tale fatidica data. Ma può un Bakunin, sia pure di quarta generazione, scendere a questi compromessi? Naturalmente no! E per mettere più chilometri tra me e le urne ho deciso di meritarmi un giretto gastro-culturale in Marocco.

Alla ricerca della più grande bistecca di cammello, della testa di agnello più profumata:

Della tajine più raffinata:

Dell’incantatore di serpenti più scarso:

Delle lumache più viscide:

Del Riad più confortevole:

Seguirà rapporto.