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Indispensabile in cucina 5

Boh!

Boh!

per pigrizia estiva non mi perderò in tediose descrizioni dell’oggetto in questione, ma lascerò alla vostra inarrivabile fantasia il compito di spiegarmi cos’è…

Ricci

La stagione della pesca ai ricci sta per finire!

Da Aprile li lasceremo prolificare tutta un’estate, e gli ignari bagnanti potranno godere dell’ impareggiabile sensazione di benessere che si prova a calpestarne uno.

Mi sovvengono ricordi di quando, giovane ed affamato, scendevo in acqua sempre equipaggiato di coltello e limone, per mangiarli subito, senza dover aspettare di tornare a riva.

Smettete dunque di considerarli degli inopportuni coinquilini degli scogli da voi frequentati, e rimanete fedeli alla linea di pensiero: “se non puoi sconfiggere un nemico, mangialo!”

Vi basterà seguire alcune semplicissime regole pratiche.

Prima di tutto un’importante nozione biologica.

La parte edibile dei ricci di mare è presente solo negli esemplari femminili, trattandosi delle gonadi.

Come prima regola, scegliete dunque solo ricci femmina!

Non avendo ghiandole mammarie, sembrerebbe difficile riconoscerli, ma per fortuna sono di un colore molto più rossiccio dei maschi (che tendono al nero), indi facilmente riconoscibili.

Poi a seconda di quanta fretta avete dovete in qualche modo aprirli.

Se siete ancora in acqua, adagiate il riccio sul palmo della mano e date un colpo molto veloce con il coltello, in modo che il riccio si apra, ma le spine non si conficchino nella vostra mano.

Se siete a terra potete anche aprirli con una forbice in maniera circolare, da sotto, affinchè si presentino poi così.

Ciò che si mangia è, come abbiamo detto, l’apparato riproduttivo femminile, che sarebbero poi le parti arancioni:

Al naturale, o con un po’ di limone, mangiati con un cucchiaino, è come li preferisco io.

Nulla vieta però di raccogliere il tutto da una dozzina di ricci e farne un condimento per gli spaghetti.

A tale scopo consiglio di fare la pasta come se si trattasse di un aglio-olio-peperoncino, e di aggiungere i ricci crudi alla fine con una manciata di prezzemolo.

Roba da muridi

Un’ importantissima notizia dall’università di Bayreuth, in Germania, riportata anche dal corriere della sera. Scovato in Malaysia un topo che beve l’equivalente di 9 birre al giorno!

Trattasi del Ptilocercus lowii.

Il piccolo muride beve tutti i giorni il nettare alcoolico (3,8 %) di una palma particolare.

Che sia la stessa del tuak?

Ecco anche un simpatico filmato.

Buon fine settimana!

Io sarò con le due pesti in un Piratencamp, e fino a domenica mi chiamerò Barracuda Jim. Cose che capitano.

Lattume

Ringrazio Wood, che beata lei, se ne va in Sicilia, per avermi inspirato questo post.
Trattasi di un prodotto ittico siculo che avevo quasi dimenticato, tanto tempo è passato da quando l’ho mangiato. Ad essere sincero non l’ho mai più rivisto in giro, e temo che non sia di facile reperibilità al di fuori del trapanese.
Io l’ho assaporato a Favignana, un isoletta dove ho passato qualche settimana 20 anni fa, e che mi è rimasta nel cuore per la simpatia degli abitanti, le loro prodigiose leccornie (grazie signora Maria Guccione), le allegre bevute in compagnia.
Ma l’esperienza più indelebile fu assaggiare il lattume.
Viene prodotto da pochissime aziende artigianali che si tramandano il segreto da generazioni. Ma cos’è?
Nient’altro che lo sperma di tonno, seccato e tagliato a stiscioline. Ottimo fritto, o in insalata, con un filo d’olio d’oliva.
Niente più.