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Ricci

La stagione della pesca ai ricci sta per finire!

Da Aprile li lasceremo prolificare tutta un’estate, e gli ignari bagnanti potranno godere dell’ impareggiabile sensazione di benessere che si prova a calpestarne uno.

Mi sovvengono ricordi di quando, giovane ed affamato, scendevo in acqua sempre equipaggiato di coltello e limone, per mangiarli subito, senza dover aspettare di tornare a riva.

Smettete dunque di considerarli degli inopportuni coinquilini degli scogli da voi frequentati, e rimanete fedeli alla linea di pensiero: “se non puoi sconfiggere un nemico, mangialo!”

Vi basterà seguire alcune semplicissime regole pratiche.

Prima di tutto un’importante nozione biologica.

La parte edibile dei ricci di mare è presente solo negli esemplari femminili, trattandosi delle gonadi.

Come prima regola, scegliete dunque solo ricci femmina!

Non avendo ghiandole mammarie, sembrerebbe difficile riconoscerli, ma per fortuna sono di un colore molto più rossiccio dei maschi (che tendono al nero), indi facilmente riconoscibili.

Poi a seconda di quanta fretta avete dovete in qualche modo aprirli.

Se siete ancora in acqua, adagiate il riccio sul palmo della mano e date un colpo molto veloce con il coltello, in modo che il riccio si apra, ma le spine non si conficchino nella vostra mano.

Se siete a terra potete anche aprirli con una forbice in maniera circolare, da sotto, affinchè si presentino poi così.

Ciò che si mangia è, come abbiamo detto, l’apparato riproduttivo femminile, che sarebbero poi le parti arancioni:

Al naturale, o con un po’ di limone, mangiati con un cucchiaino, è come li preferisco io.

Nulla vieta però di raccogliere il tutto da una dozzina di ricci e farne un condimento per gli spaghetti.

A tale scopo consiglio di fare la pasta come se si trattasse di un aglio-olio-peperoncino, e di aggiungere i ricci crudi alla fine con una manciata di prezzemolo.

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Maibaum

Vi racconterò di un’usanza di queste parti.

Ogni tre /quattro anni, il 1° Maggio, nei paeselli qua attorno viene issato un Maibaum. (in italiano: albero della cuccagna)

Trattasi di un tronco di abete in genere, tra i venti e i trenta metri di altezza.

Viene abbattuto a Marzo, e consegnato 6 settimane prima del 1° Maggio ai Burschen del paese. Ciò è dunque successo sabato scorso.

I Burschen sono i ragazzi celibi, diciamo tra i 16 e i 25 anni, anche se non sono sicuro che esista un limite di età…

Nel paese dove abito io hanno un nome particolare: BDU, ovverosia Bund Der Ungeküssten (Unione dei Non-ancora-baciati).

Questi Burschen devono ora vegliare 6 settimane sul tronco, con estenuanti veglie notturne.

È infatti buona regola, per i paesi vicini, mandare i Burschen locali a rubare il tronco. Ripeto: 30 metri!!!

Potete immaginare quale disonore possa essere farsi inculare un albero di queste dimensioni in un paese di 2.000 abitanti!

Dunque ogni notte sono di corvèe, equipaggiati con ettolitri di birra, salsicce e Brezel. Da notare che tutti sono benvenuti, e per 6 settimane c’è praticamente una festa ogni notte.

Se ciò nonostante qualcuno dovesse farcela a sottrarre l’ambita preda, il fattaccio finisce sui giornali di tutta la regione, e lo sputtanamento è mostruoso. Senza contare che bisogna poi riscattare il tronco!

Vengono condotte missioni diplomatiche tra i Burschen dei 2 paesi, finchè si trova l’accordo sui fusti di birra del riscatto.

Finchè finalmente arriva il 1° Maggio, il Maibaum viene issato a forza di braccia, e tutti possono ubriacarsi.

Obatzda

Questo fine settimana, rovistando nel frigorifero ho scovato un bel Camembert della Normandia scaduto da una settimana. Perfetto!!! È da un sacco di tempo che non faccio un’ Obatzda. Una settimana è forse ancora un po’ presto, ma dopo una rapida pressione  del dito sul formaggio, che si offre tenero e molliccio, decido che va bene così.

L’ Obatzda è un’ istituzione in Baviera, onnipresente in tutti i Biergarten della regione, e ovviamente ormai conosciuto in tutto il mondo.

La preparazione è molto semplice.

Procuratevi un Camembert da 250 g, possibilmente già mooolto maturo. Se non lo trovate abbastanza molle, lasciatelo maturare a casa vostra, anche fuori dal frigo (è più veloce).

Per capirci, il formaggio deve essere assai molle al tatto, e cremoso all’interno.

Bene, lo mettete in una ciotola con una bella noce di burro morbido, due belle cucchiaiate di formaggio fresco (tipo ricotta, stracchino o squaquerone), una cipolla sminuzzata finissima, sale, pepe, una bella spruzzatona abbondante di paprika, un pochettino di cumino e 4 cucchiai di Weißbier (Hefeweizen).

Adesso con una forchetta schiacciate il tutto per 10 minuti buoni, finchè vi si materializzerà sotto agli occhi un’amalgama color salmone dall’intenso aroma di cipolla.

Fatto è il vostro Obatzda, che accompagnerete ad anelli di cipolla, Brezeln o Salzstangen, pane nero, e tanta ma tanta birra.

Prosit!!!

PS: ovviamente si può comperate già fatto, ma non ve lo consiglio!!!

Saunalenkki

Se siete fra quelli che, pur non finlandesi, amano rinchiudersi in loculi di legno a sudare fino all’inverosimile, ecco qualcosa che fa per voi:

La sauna, si sa, è salutare. Forse troppo. Per questo i nostri amici finlandesi hanno pensato bene di arricchirla con delle pratiche che ne accrescono l’appeal godereccio.

Primo tra tutti il Saunalenkki. Praticamente ci si porta in sauna dei Würstel speciali, che vengono cotti dal calore della sauna, appunto. È chiaro che bisogna amare eventuali retrogusto di eucaliptolo e/o sudore.

Ma se già mangio un würstel in sauna, potrò berci sopra una birretta o no?

Da quello che ho capito, esiste anche una versione più scura del Saunalennki. il Mustamakkara, che viene mangiato con marmellata di mirtilli rossi:

Per punirsi dopo le gozzoviglia, i finlandesi usano frustarsi con la Vihta, appositamente creata in rami di betulla:

Maialino

L’anno scorso, in settembre, mi vantavo con i miei vicini tedeschi del fatto che in Italia facciamo delle porchette eccezionali. Non l’avessi mai detto! Detlef, il mio vicino noto in tutta la Baviera per le sue capacità meccaniche, è andato da un ferrivecchi e nottetempo ha creato, a colpi di saldatore, una griglia gigante. Alla base ha collegato un motore che con un vecchio cambio Campagnolo e una catena da bicicletta può addirittura imprimere allo spiedo diverse velocità. Un genio!

Io ho dovuto però procurarmi un suino delle dimensioni adatte alla griglia di Detlef, e per 9 ore io, lui, Ralph e Michael abbiamo vegliato sul lento abbrustolire del maialino. Non vi dico quante casse di birra ci è costato…

Nel frattempo le ns. dolci metà preparavano insalate e contorni, e sciami di bambini venivano in pellegrinaggio ad ammirare lo spettacolo. Che giornata!

Wagyu

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Viste le critiche animaliste, soprattutto di Wood e Iso (tonica), volevo dimostrare che non sempre ciò che mangio viene gettato vivo nell’olio bollente. La mia carne preferita, per esempio. Devo premettere che non sono un vero carnivoro, e il mio consumo di carne (per una famiglia di 4 persone) non supera il chilo al mese. Comunque quando posso, e il portafoglio me lo permette, compro la carne dei manzi Wagyu. Questa razza veniva originariamente allevata solo in Giappone, di solito nei dintorni di Kobe. Adesso vengono allevati anche in Australia, e se non vado errato, qualcuno ha già cominciato a farli pascolare in Europa. Per fortuna, visto che quelli giapponesi avevano un prezzo proibitivo. I bei manzi in questione ascoltano tutti i giorni musica di Mozart, vengono massaggiati con il sakè:

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…e ricevono ogni giorno una bella birretta fresca da bere:
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Il risultato è la carne più buona del mondo, leggermente marmorata di grasso, di una tenerezza senza eguali.

…e i manzi non si può dire che facciano una brutta vita!