Tra Geatano, marmi e turisti…

Tutti conoscono questo paesino di 350 abitanti della Lunigiana per via del Lardo.

Così come tutti conoscono Amburgo per via dell’Hamburger…ovvio no?

Ma la prima volta che andai a Colonnata, giuro, non fu per il Lardo.

L’evento si perde nella notte dei tempi.

Era mia usanza, allora, intraprendere viaggi di pellegrinaggio in luoghi sacri, per respirare l’aura di ciò che fu, o che è ancora, se si hanno gli occhi per vedere.

Per esempio sono andato a pescare trote a Burguete,

a fare il bagno di notte nella piscina di Bagno Vignoni

…e a Colonnata per prendere una sbronza con quelli che hanno affisso questa targa:

Da allora vi tornai tante volte, da solo, in compagnia, a mangiare, a sognare…e per la gioia degli autisti (la strada per Colonnata non è proprio adatta ai torpedoni), vi portai qualche migliaio di turisti tedeschi.

Passando prima per i Giardini di Turigliano a Carrara per far vedere il monumento a Gaetano Bresci, potevano ammirare le cave dove i romani cavavano il marmo per la capitale, abboffarsi di lardo e minestra di farro, e chiedersi perchè cazzo il loro Reiseleiter li avesse portati quassù invece che a Siena o a Pisa.

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‘nduja e neonata di sardelle

'ndujaGià appetitosa la foto….vero?

Il premio di due giorni a Milano, per me, una visita ad un buon ristorante calabrese.

Dongiò si  chiama, ed è in una via piena di alberi…praticamente come ogni seconda strada di Milano.

Senza aiuto indigeno, non lo ritroverò mai più…

Comunque…ottimi antipasti, tra cui il crostino caldo con ‘nduja:

'nduja2

Beh, forse fatta fare un po’ “soft” perde di esplosività…ma mi piace molto…fatta ancora con il budello dell’intestino cieco.

Anche una specie di coppa nel caciocavallo:

nerello

Tutto annaffiato di Nerello Calabrese…

Poi arrivano gli spaghetti alle sardelle.

Questa conserva di neonate di sardelle (con tanto peperoncino e finocchietto selvatico),  su degli spaghetti grossi come dei “pici”, per intendersi, ha rappresentato il clou della serata:

Sardelle

…e finalmente capire quando si sente parlare di “caviale” calabrese…

Dopodichè, solo caffè e Amaro Del Capo, freddissimo…

The Toasterkettle

È inutile che fate quelle facce stupite…la verità è che avreste voluto inventarlo voi…

Invece ci ha pensato un tale di nome Lewis Green…

Quante volte avete bestemmiato la mattina, perchè mentre bollivate l’acqua per il the, vi si bruciava il toast?

Adesso avete tutto sotto controllo in un apparecchio unico, e se riuscisse a fare contemporaneamente anche le uova alla coque…lo proporrei subito per il nobel della pace:

chi può diventare cattivo se inizia bene la giornata?

PS: io la sto iniziando di merda, ma non riesco a trovarlo…

esse est percipi (vel percipere)

Indispensabile in cucina 7

È una delle prime gestualità che ricordo di mia madre in cucina.

Il separare il tuorlo dal bianco dell’ uovo.

Era come vedere un giocoliere, il tuorlo che scivolava sicuro da un emiguscio all’altro, e e l’albume che colava inesorabile nella ciotola sottostante.

Probabilmente quest’ operazione è stata pure la primissima cosa che ho imparato a fare in cucina, escludendo il leccare cucchiai e fruste.

Ma che fare se non si è veramente padroni di questa “complicatissima” tecnica?

Quante uova cadranno vittima di sconfinamenti di tuorlo nell’albume?

Quante non si romperanno proprio a metà?

Per tutti coloro che ormai non dormono la notte, sapendo che il giorno dopo devono preparare una torta, una crema catalana, una creme caramel, ecco l’attrezzo adatto:

Come funziona? Molto semplice:

Si aprono le uova, si inseriscono nell’arnese:

Et voilà!!!

Più facile di cosi…

Kopi Luwak e olio di Argan

Quando sedete comodamente avvolti dalla vostra poltrona preferita, sorseggiando una tazza di Kopi Luwak, non vi è mai venuto in mente questo accostamento?

Non che le due cose abbiano da essere consumate assieme, nè in sequenza, è solo un’associazione di idee, che sicuramente vi ha già fatto riflettere sulle mirabilie dell’ingegno umano.

Il Kopi Luwak, indubbiamente il miglior caffè al mondo,  viene infatti prodotto senza la faticosa raccolta delle bacche comprese di frutti, che dovrebbero quindi essere asportati, per permettere la tostatura dei chicchi.

Gran parte del lavoro è infatti eseguito da solerti ed affamati Paradoxurus hermaphroditus, ovvero zibetti delle palme comuni.

Questi simpatici mammiferi mangiano e digeriscono le bacche di caffè, corrodendo parzialmente il chicco con i loro succhi gastrici.Il tutto passa poi per il tratto intestinale, conferendo al chicco il suo unico e inconfondibile aroma.

Essendo abitudinari di carattere, è dunque poi facile raccogliere il frutto di questa lavorazione nei loro luoghi di deiezione.

Ora il prezioso chicco è pronto per una leggera tostatura, e diviene ciò che l’attore John Cleese ha definito brillantemente: “un caffè terroso, marcio, leggero, sciropposo, sostanzioso e con sottotoni di giungla e cioccolato.

A proposito di attori, anche Jack Nicholson non può che esaltare le qualità del Kopi Luwak in questa celebre sequenza:

Cosa c’entra tutto questo con l’olio di Argan?

Probabilmente quello che avete a casa per cucinare la Tajine, o per massaggiarvi le stanche membra, comperato l’ultima volta che siete passati per Essaouira, non sarà stato prodotto secondo l’antica procedura, ma pare ci siano ancora piccoli paesi dove viene onorata la tradizione.

Questa vuole infatti, che i frutti di Argan, situati su spinosissimi alberi, vengano mangiati dalle capre al pascolo, che ne sono ghiotte.

Per arrivarci, si arrampicano pure sulle ostiche piante, come ho cercato di documentare in questa foto.

La procedura è poi la stessa del Kopi Luwak. La parte commestibile del frutto spetta alle capre, il seme, bell’e che pulito, pronto per l’estrazione del salubre olio, basta raccattarlo dietro alle stesse.

Carsintén

Se qui ora è tempo di Oktoberfest, tra un po’ in Alto adige è tempo di Törggelen, ma a me adesso è venuta una voglia matta di questo untume.  Con stracchino e prosciutto, e perchè no, anche con dei bei ciccioli…

Siccome vanno mangiate appena fatte, mi toccherà farle in casa, con conseguente litigata familiare per l’ambiente salubre da friggitoria che andrò a ricreare in cucina.

Per coloro, come me, che non hanno la fortuna di andare a passare il pomeriggio o la serata sui colli, posterò la ricetta.

Ah, già che ci sono, per evitare le solite diatribe sul nome, l’origine… la posterò in lingua originale, va bene?

(grazie al sito http://www.bulgnais.com)

Carsintén bulgnaiṡi

Dôṡ (cràsser o calèr in prupurziån secånnd i ṡbafadûr):

* Mèż chíllo ed faréṅna
*Quaranta grâm d grâs ed ninén (int l inpâst)
* Dimónndi grâs ed ninén par fréżżer
* Quaranta grâm ed livadûr ed bérra
* Un pzigòt ed bicarbonèt
* Lât tavvd in abundanza
* Sèl (pió o manc secånnd i gósst)

Inpastè pulîd la faréṅna col grâs, al livadûr, bicarbonèt e sèl, ażuntànd pôc ala vôlta al lât tavvd fén ch’an srà saltè fòra un inpâst mulṡén (pió mulṡén e tànnder dla spójja da tajadèl). Quand, dåpp avairel bän lavurè, ste inpâst al srà tótt prezîṡ, l é da crûver con un tvajôl o un burâz natt lasàndel arpuṡèr pr almànc un’åura. Méi s’a l lasè lé de pió. In st mänter che l inpâst l é drî a arpuṡères, ògni tant (par dåu o trai vôlt) turnè a “dṡdèrel” lavuràndel col man par socuànt minûd.
Pasè cl’åura o pió, dstindîl in vatta al tulîr col matarèl fagàndel dvintèr una bèla spójja. Al spesåur al srà dezîṡ dai vûster gósst. A mé am pièṡ ch’la séppa sutîla, parché äl carsintén äl vgnaràn siucarézzi, mo ed sòlit äl s fan gròsi zîrca mèż zentémmeter. Tajè pò cla spójja in quadarlétt (cén, a mèża vî o grand secånnd i gósst) e friżîi int una padèla (méi s’l’é ed fèr) con dimónndi grâs ed ninén ch’al bójja pulîd. Biṡugnarêv adruvèr pròpi al grâs mo, al dé d incû, dimónndi żänt i adrôven l òli ed gramustén o ed brustulén americàn. Äl carsintén äl sran bôni l istàss, mo un puctén manc. Badè bän che, s’adruvè al grâs friżànd såul pr una vôlta, al magnèr al sèlta fòra pió san che s’adruvéssi l òli.
Quand, int al fréżżer, äl tâchen a fèr da vàdder un pô d induradûra, l é al mumänt ed cavèrli. Asughèli dal ónt con dla chèrta sugaréṅna (o chèrta żâla da pchèr) e purtèli in tèvla chèldi da par låur o in cunpagnî ed salómm (con la cåppa ed tèsta i én una galantarî), strachén o (par mé l’é una biastamma) con cla paciâcra ed ciocolèta che adès l’é tant ed môda.