Archivi del mese: settembre 2009

Kopi Luwak e olio di Argan

Quando sedete comodamente avvolti dalla vostra poltrona preferita, sorseggiando una tazza di Kopi Luwak, non vi è mai venuto in mente questo accostamento?

Non che le due cose abbiano da essere consumate assieme, nè in sequenza, è solo un’associazione di idee, che sicuramente vi ha già fatto riflettere sulle mirabilie dell’ingegno umano.

Il Kopi Luwak, indubbiamente il miglior caffè al mondo,  viene infatti prodotto senza la faticosa raccolta delle bacche comprese di frutti, che dovrebbero quindi essere asportati, per permettere la tostatura dei chicchi.

Gran parte del lavoro è infatti eseguito da solerti ed affamati Paradoxurus hermaphroditus, ovvero zibetti delle palme comuni.

Questi simpatici mammiferi mangiano e digeriscono le bacche di caffè, corrodendo parzialmente il chicco con i loro succhi gastrici.Il tutto passa poi per il tratto intestinale, conferendo al chicco il suo unico e inconfondibile aroma.

Essendo abitudinari di carattere, è dunque poi facile raccogliere il frutto di questa lavorazione nei loro luoghi di deiezione.

Ora il prezioso chicco è pronto per una leggera tostatura, e diviene ciò che l’attore John Cleese ha definito brillantemente: “un caffè terroso, marcio, leggero, sciropposo, sostanzioso e con sottotoni di giungla e cioccolato.

A proposito di attori, anche Jack Nicholson non può che esaltare le qualità del Kopi Luwak in questa celebre sequenza:

Cosa c’entra tutto questo con l’olio di Argan?

Probabilmente quello che avete a casa per cucinare la Tajine, o per massaggiarvi le stanche membra, comperato l’ultima volta che siete passati per Essaouira, non sarà stato prodotto secondo l’antica procedura, ma pare ci siano ancora piccoli paesi dove viene onorata la tradizione.

Questa vuole infatti, che i frutti di Argan, situati su spinosissimi alberi, vengano mangiati dalle capre al pascolo, che ne sono ghiotte.

Per arrivarci, si arrampicano pure sulle ostiche piante, come ho cercato di documentare in questa foto.

La procedura è poi la stessa del Kopi Luwak. La parte commestibile del frutto spetta alle capre, il seme, bell’e che pulito, pronto per l’estrazione del salubre olio, basta raccattarlo dietro alle stesse.

Carsintén

Se qui ora è tempo di Oktoberfest, tra un po’ in Alto adige è tempo di Törggelen, ma a me adesso è venuta una voglia matta di questo untume.  Con stracchino e prosciutto, e perchè no, anche con dei bei ciccioli…

Siccome vanno mangiate appena fatte, mi toccherà farle in casa, con conseguente litigata familiare per l’ambiente salubre da friggitoria che andrò a ricreare in cucina.

Per coloro, come me, che non hanno la fortuna di andare a passare il pomeriggio o la serata sui colli, posterò la ricetta.

Ah, già che ci sono, per evitare le solite diatribe sul nome, l’origine… la posterò in lingua originale, va bene?

(grazie al sito http://www.bulgnais.com)

Carsintén bulgnaiṡi

Dôṡ (cràsser o calèr in prupurziån secånnd i ṡbafadûr):

* Mèż chíllo ed faréṅna
*Quaranta grâm d grâs ed ninén (int l inpâst)
* Dimónndi grâs ed ninén par fréżżer
* Quaranta grâm ed livadûr ed bérra
* Un pzigòt ed bicarbonèt
* Lât tavvd in abundanza
* Sèl (pió o manc secånnd i gósst)

Inpastè pulîd la faréṅna col grâs, al livadûr, bicarbonèt e sèl, ażuntànd pôc ala vôlta al lât tavvd fén ch’an srà saltè fòra un inpâst mulṡén (pió mulṡén e tànnder dla spójja da tajadèl). Quand, dåpp avairel bän lavurè, ste inpâst al srà tótt prezîṡ, l é da crûver con un tvajôl o un burâz natt lasàndel arpuṡèr pr almànc un’åura. Méi s’a l lasè lé de pió. In st mänter che l inpâst l é drî a arpuṡères, ògni tant (par dåu o trai vôlt) turnè a “dṡdèrel” lavuràndel col man par socuànt minûd.
Pasè cl’åura o pió, dstindîl in vatta al tulîr col matarèl fagàndel dvintèr una bèla spójja. Al spesåur al srà dezîṡ dai vûster gósst. A mé am pièṡ ch’la séppa sutîla, parché äl carsintén äl vgnaràn siucarézzi, mo ed sòlit äl s fan gròsi zîrca mèż zentémmeter. Tajè pò cla spójja in quadarlétt (cén, a mèża vî o grand secånnd i gósst) e friżîi int una padèla (méi s’l’é ed fèr) con dimónndi grâs ed ninén ch’al bójja pulîd. Biṡugnarêv adruvèr pròpi al grâs mo, al dé d incû, dimónndi żänt i adrôven l òli ed gramustén o ed brustulén americàn. Äl carsintén äl sran bôni l istàss, mo un puctén manc. Badè bän che, s’adruvè al grâs friżànd såul pr una vôlta, al magnèr al sèlta fòra pió san che s’adruvéssi l òli.
Quand, int al fréżżer, äl tâchen a fèr da vàdder un pô d induradûra, l é al mumänt ed cavèrli. Asughèli dal ónt con dla chèrta sugaréṅna (o chèrta żâla da pchèr) e purtèli in tèvla chèldi da par låur o in cunpagnî ed salómm (con la cåppa ed tèsta i én una galantarî), strachén o (par mé l’é una biastamma) con cla paciâcra ed ciocolèta che adès l’é tant ed môda.

Precisazioni

Il quotidiano La Repubblica riporta nell’edizione online una notizia che abbisogna di un approfondimento, o meglio vorrei precisare alcune cose per i lettori più frettolosi, che dell’articolo captano solo il lato sensazionalistico.

Articolo

Si parla di una “classifica” dei piatti più bizzarri al mondo.

Va da sè che bizzarro è un termine molto, ma molto relativo, quando si parla di cibo. Ma in questo caso di bizzarro trovo solo l’autore della classifica.

Vediamo un po’…al primo posto:

Sanguinaccio di maiale taiwanese

Beh, devo dire che mi sembra molto più appetibile del sanguinaccio italiano o della Blutwurst tedesca…resta sub-judice il giudizio organolettico…

Secondo posto: polpetti vivi in salsa (Korea)

Chiunque di voi abbia mai fatto un giretto a Bari e dintorni, avrà sicuramente provato gli allievi appena pescati…non sono polpetti, ma piccole seppie, …ancora vivi sono praticamente irresistibili.

Terzo posto: cavallette ugandesi

E qui, lasciatemelo dire, ma lo sanno anche i bambini, che le cavallette migliori del mondo si mangiano in Thailandia!!!

Quarto posto : il piccione

Ecco, a questo punto volevo smettere di leggere l’articolo! Ogni spiegazione è superflua.

Quinto posto: il Durian

Ma quanto bisogna essere ignoranti per mettere il Durian in questa lista?

Il frutto più buono dell’universo! La perfezione della natura fatta frutto!

Si percepisce il suo profumo già ad una distanza di 2 chilometri, e non ti dai pace finchè non riesci ad averlo aperto, per affondare le dita nella sua cremosità sensuale, mangiarlo e leccarti i polpastrelli.

100_1207

Sesto posto: Lutefisk

Qui credo che l’autore si sia lasciato indispettire più dalla preparazione che dal piatto stesso.

Il merluzzame in questione non è malvagio, nè ha un aspetto particolarmente bizzarro…

In Norvegia ne vengono mangiate circa 3000 tonnellate l’anno, e se vi capita di visitare clienti norvegesi, non avete praticamente scampo, sarà la prima cosa che vi faranno assaggiare, a cena.

Settimo posto: larve di falena australiane

Ok, ammetto, per la sciura Pina di Vigevano, questa pietanza potrebbe rientrare tra le più bizzarre del pianeta, ma rimango sempre dell’opinione che molta più gente a questo mondo trovi più bizzarro un “4 salti in padella findus”…

Ottavo posto: Vino al serpente vietnamese

Già chiamarlo vino… Voglio dire, chiamalo liquore, pozione, brodaglia…ma vino…

Poi, tra tutti queste divertenti bevande asiatiche, sicuramente indispensabili per combattere l’alopecia e le disfunzioni erettili, io avrei scelto quella con i feti di topo… se proprio proprio…

Nono posto: l’asino

Decimo posto: lo struzzo

A questo punto della lista, anche la solerte giornalista di Repubblica, colta da irrefrenabile patriottismo, non può che citare le specialità regionali italiane, e le qualità della carne di struzzo, ormai allevato in grande stile anche in Italia.

Dite un po’, non è che avete qualche suggerimento?

Indispensabile in cucina 6

Negli ultimi anni hanno finalmente perso quella fastidiosissima etichetta di molluschi di elite, e ad un prezzo di poco superiore a quello delle cozze, e di gran lunga inferiore a quello delle vongole veraci, si trovano ormai pressocchè ovunque.

Le care e vecchie ostriche.

Ma il prezzo popolare non ha incrementato a dismisura il consumo del tenero bivalve, e credo di poterne

qui rissumere i motivi:

1°) La società non si è ancora evoluta abbastanza da considerare una leccornia un mollusco crudo, vivo e (quasi) vegeto.

2°) La sciura Pina, dopo aver tentennato 6 mesi al supermercato, finalmente si decide di portare a casa una dozzina di belon, speranzosa di incentivare la libido del marito. Sottovaluta però la tenacia del bivalve, e dopo 4 tagli nel palmo della mano sinistra, uno dei quali da suturare con 6 punti, getta il bottino nel bidone del rusco.

Per ovviare a questo fastidioso inconveniente ecco allora che diviene indispensabile possedere un pratico coltello apriostriche, corredato dall’ultrasciccoso guanto in maglia d’acciaio:

Ora nulla osta più all’apertura dell’agognato antipasto afrodisiaco, e basteranno un limone e una bottiglia di Sauvignon Blanc Sancerre per completare il tutto.